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Il blog di Fammispazio

Per un rientro dalle vacanze natalizie meno traumatico

La vita a volte può essere dura, ma mai quando arriva il momento che un fuori sede tornato a casa per le vacanze deve rientrare.
Qualcosa purtroppo al quale non ci si abitua, non basta essere da venti anni lontano da casa, avere una fidanzata che ti aspetta, degli amici con cui organizzare partite di calcetto e un lavoro più o meno entusiasmante.

Il rientro dalle vacanze natalizie è davvero pesante, come i sensi di colpa per aver mangiato quasi ininterrottamente dalla vigilia di Natale fino alla Befana.
Forse lo è perché tutti quei volti di amici familiari, conoscenti e parenti che durante l’anno fatichi anche a ricordare che faccia abbiano, ma dopo una settimana con cui condividi risate, mangiate, e partite a sette mezzo, sembra di non averli mai abbandonati.
Ci si rinnovano le promesse di vedersi più spesso; fai l’ennesimo invito per venire a trovarvi e visitare Milano, rassicurando quelli più scettici che a differenza dei comunisti Milano non mangia i bambini, magari li mastica un po’ e li trasforma ben presto in uomini d’affari, pronti a vendere cara la pelle pur di comprarsi il Porsche Cayenne e le ultime scarpe di Prada.

Panico e disperazione!

In questo bagno di sangue e nel pieno della disperazione, come in tutti i momenti bui della vita si accende un piccolo barlume di speranza, l’idea di poter portare qualcosa con te.
Accantonata subito l’idea di portare la nonna in valigia, sia perché odia gli spazi stretti e sia perché le nuove normative di Ryanair non permettono di andare pesanti con i bagagli al costo di trovarsi a pagare più per i bagagli che per il costo del biglietto. Anche se portare la nonna con se, avrebbe reso sicuramente molto meno traumatico il rientro e anche i coinquilini avrebbero gradito.
L’inizio della dieta come prefissato sarebbe avvenuta con ritmi più blandi e continue interruzioni, ma sicuramente alle cene tra amici non si sarebbe mangiata la solita pasta e pesto.
L’unica soluzione rimasta in gioco è quella di tornare con un bel pacco pieno di tutte quelle piccole cose che il giorno prima di un esame, o di una riunione con il capo riescono a metterti in pace con il mondo.

Purtroppo se si deve affrontare il viaggio di ritorno in treno, pullman o aereo non sempre è cosi semplice portare con se il pacco della speranza.
Sia perché durante il tragitto in metropolitana il pacco con dentro le prelibatezze del Sud attira più attenzione che un turista americano con al polso un Rolex in quartiere malfamato, e se si viaggia con l’aereo, come  per portare la nonna, anche il pacco nella stiva diventa un salasso.

<h3>Panico e disperazione!</h3>
 

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